sabato 13 marzo 2010

IL TESTO COMPLETO DELL'ESPOSTO ALLA PROCURA

Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze
Alla Procura della Corte dei Conti di Venezia
 

Il sottoscritto Federico Antinori, residente al Lido di Venezia in via Gallipoli 8, referente della LIPU – Sezione di Venezia, in nome e per conto anche delle seguenti associazioni che operano nel territorio a difesa dei beni culturali, ambientali e paesaggistici: LIPU – Sezione di Venezia (di cui è referente), Italia Nostra – Sezione di Venezia, Codacons Veneto, Associazione Vegetariana Italiana – Delegazione di Venezia, Associazione per la difesa dei Murazzi, Associazione Rocchetta e dintorni, Estuario Nostro, Venezia Civiltà Anfibia, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Comitato Utenti e Consumatori, Pax in Aqua, porta a Vostra conoscenza quanto segue per verificare se sussistono o meno elementi che possano integrare illeciti penali e/o contabili.

Il 12 gennaio 2006 il Sindaco del Comune di Venezia Massimo Cacciari, il Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan ed il Direttore generale dell’ASL 12 Veneziana Antonio Padoan sottoscrivono un Protocollo d’Intesa al fine di collegare l’alienazione dell’ex Ospedale al Mare alla realizzazione di un nuovo Palazzo del Cinema, stabilendo che  l’ASL 12 faccia da stazione appaltante per la sua costruzione e scambi  l’area dell’ex Ospedale al Mare con il primo lotto del nuovo Palazzo del Cinema.
L’operazione, presentata come “finanza di progetto”, consiste in una cessione di un’area di pregio ambientale e immobiliare al privato in cambio di un lotto del nuovo Palazzo del Cinema con pagamento a piè di lista ad opera conclusa.
Con tale operazione l’ASL (il cui deficit da tempo è cronico e attualmente ulteriormente aggravato) “distrae” parte del suo patrimonio immobiliare a favore dello spettacolo, impiegando, tra l’altro, i suoi uffici tecnici, anziché nella manutenzione delle strutture sanitarie, nell’attivazione delle procedure della stazione appaltante (vedi esposto alla Corte dei Conti – all. 1).

Nell’agosto 2006 l’ASL 12 pubblica il bando per la vendita dell’ex Ospedale al Mare. Alla scadenza di questo, stabilita per l’8 settembre 2006, pervengono all’ASL  offerte da varie società immobiliari. Tuttavia, tale iniziativa non ha alcun seguito.

Il 22 dicembre 2006 il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli convoca a Roma la Commissione per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, che autorizza la vendita al Comune, da parte dell’ASL 12, dell’ex Ospedale al Mare.
Il Comune deve predisporre la Variante al Piano Regolatore dell’isola del Lido per modificare la destinazione d’uso (da sanitario a turistico-alberghiero) dell’area dell’ex Ospedale al Mare per farne lievitare il valore immobiliare e venderlo ai privati. Il ricavato dovrà essere destinato in parte per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema ed in parte alla ASL 12 Veneziana (vedi relazione Vanzan Marchini, pp. 61-63, in “Regione Toscana. Il patrimonio storico artistico delle aziende sanitarie”, Firenze, Settembre 2007 – all. 2).

Il 9 maggio 2007, a Venezia, il Ministro Rutelli sottoscrive un secondo Protocollo d’Intesa tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione del Veneto, Comune di Venezia ed ASL 12 Veneziana. Tale intesa impegna a portare avanti la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema con finanziamento ministeriale di 10 milioni di euro  (sugli 80 previsti privi di copertura di spesa), inserendola fra le grandi opere previste per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, di cui al successivo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2007.
Voci qualificate, come quella del Preside della Facoltà di Architettura di Venezia (IUAV) Giancarlo Carnevale, nel corso del convegno “I polmoni verdi della Venezia insulare” (Provincia di Venezia, 19 novembre 2008, riportato dalla stampa nei giorni seguenti),  sostengono l’inutilità della costruzione di un nuovo Palazzo del Cinema, vista la presenza dell’edificio a tutt’oggi utilizzato per la manifestazione, che potrebbe essere sopraelevato di un piano (come previsto dal progetto originario). A questo si aggiunga la possibilità di utilizzare anche la ex sede del Casinò, ad esso collegata da un sottopassaggio o vari contenitori vuoti presenti nell’isola.

Nel dicembre 2007 l’impresa SACAIM, con altre aziende mandanti tra cui la Gemmo, la Tosoni e la Intini Angelo, si aggiudica l’appalto per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema.
Va detto che il relativo bando di gara era stato oggetto di un ricorso al T.A.R. da parte di alcune imprese che contestavano tempi e copertura finanziaria, come riportato dalla stampa (all. 3). Apprendiamo in questi giorni dai media che di tale ricorso e della aggiudicazione dell’appalto da parte della cordata della SACAIM  se ne parla nelle intercettazioni di cui all’inchiesta per gli appalti sul G8 in Sardegna (vedi in particolare articolo su “Il Gazzettino” del 10.3.2010 - all. 4).

Nei primi mesi del 2008 viene approvato il progetto definitivo.

Il 28 luglio 2008 il Consiglio Comunale delibera l’acquisto dell’ex Ospedale al Mare dall’ASL 12 per la somma di euro 27.015.491, di cui euro 15.000.000 sono detratti dai fondi della Legge Speciale - cap.11521/3 ed euro 12.015.491 da programmate alienazioni patrimoniali.

Il 28 agosto 2008 Galan, Cacciari, Bondi (nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali) e Baratta (Presidente de La Biennale di Venezia, che utilizzerà l’edificio) posano la prima pietra del nuovo Palazzo del Cinema. La spesa preventivata è di 75 milioni di euro, di cui solo 20 milioni di euro trovano copertura da parte del Ministero e della Regione, gli altri 55 milioni di euro devono essere recuperati dal Comune di Venezia tramite la vendita dell’ex Ospedale al Mare.
Si è così creata l’urgenza di reperire i fondi per il Palazzo del Cinema che dovrà essere costruito per le celebrazioni dell’Unità d’Italia e quindi entro il 2011 e si sono poste le premesse per la gestione commissariale di entrambe le operazioni, scartando le ipotesi alternative di valorizzazione dell’ex Ospedale al Mare che con i suoi 33 edifici, il parco, la strada pubblica, la spiaggia, oltre al gigantesco Monoblocco, costituisce il più grande quartiere della città sul mare .

Il 15 settembre 2008 viene siglato l’Accordo di Programma per la variante urbanistica relativa all’area dell’ex Ospedale al Mare che ne consente al Comune la  vendita al privato ad un prezzo maggiorato rispetto a quello inizialmente ipotizzato.
Nella delibera del Comune che approva la variante dell'ex Ospedale al Mare e incarica il Sindaco di rappresentare il Comune nella Conferenza dei Servizi,  la variante è collegata al fatto che l'istituto Coletti a Cannaregio divenga residence per personale paramedico e medico, giustificando la riduzione della percentuale urbana lidense con una zona in centro storico dedicata alla "sanità" ma in realtà destinata a diventare l'ennesimo spazio turistico residenziale dal momento che anche l'Ospedale Civile sta subendo la sorte dell'ex Ospedale al Mare.
Ci si chiede quale legittimità vi sia nel fare queste operazioni con patrimonio immobiliare pubblico destinato alla sanità e con così scarsa trasparenza.

Iniziano i lavori per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema che comportano, nel febbraio 2009, l’abbattimento di 105 alberi in buono stato di salute, di cui 70 pini domestici nel Piazzale e di 35 altre piante d’alto fusto facenti parte del Parco delle Quattro Fontane tutelato dal PALAV (Piano di Area della Laguna e dell’Area Veneziana), quale “giardino di notevole interesse ambientale” (all. 5).
La vasta mobilitazione degli abitanti induce lo Studio 5+1AA e l’arch. Rudy Ricciotti, vincitori del concorso di idee ed autori del progetto preliminare posto a gara, ma estromessi dall’esecuzione del progetto definitivo (sono solo  consulenti del R.U.P.), a dichiarare tramite legale di non aver mai previsto né suggerito tali abbattimenti (“La Nuova Venezia” del 5.5.2009 – all. 6).
Inoltre, sempre in quei giorni, in conseguenza dello scavo eseguito nel novembre 2008 per l’esecuzione di sottoservizi nell’ambito del cantiere, viene distrutto il filare di circa 25 lecci antistante il Casinò.
Tutti gli abbattimenti sembrano essere eseguiti in totale difformità di quanto disposto dal Regolamento Comunale per la tutela e promozione del verde in città (artt. 15.2 e 15.3). Quelli riguardanti il Parco delle Quattro Fontane configurano, a nostro avviso,  anche una violazione del PALAV.
Per quanto accaduto, alcune Associazioni ambientaliste presentano due esposti (all. 7 e 8).
Va segnalato che gli abbattimenti di alberi, laddove non indispensabile, costituiscono un evidente danno alla comunità, oltre che ambientale e paesaggistico anche economico, non mitigato dalle nuove piantumazioni che l’Amministrazione Comunale ha dichiarato di voler eseguire in varie parti dell’isola.

Un ulteriore esposto (all. 9) denuncia anche l’utilizzo improprio, quale cantiere, con passaggio di macchine escavatrici, di una porzione del citato Parco delle Quattro Fontane, sottoposto alle prescrizioni dell’art. 32 delle Norme tecniche del PALAV, che parla di “valorizzazione” ed “uso compatibile” ed in cui sono “consentiti esclusivamente interventi di manutenzione e restauro”. 
Tale utilizzo necessitava, come di fatto ammesso anche dal Direttore dei Lavori ing. Manuel Cattani (“Il Gazzettino” del 17.12.2008 – all. 10), di particolari autorizzazioni.
La situazione di improprio utilizzo, quale “discarica di materiali vari”, cui è stato sottoposto il Parco, è verificata e stigmatizzata anche dal Componente l’Esecutivo per l’Ambiente della Municipalità di Lido e Pellestrina, prof. Sergio Torcinovich (lettera del 22.1.2009 – all. 11).
Va ricordato che tale giardino era stato inizialmente scelto quale sito per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, scelta poi scongiurata nel 2004 a seguito delle numerose proteste anche da parte di esperti botanici che ne avevano riconosciuto il valore.

Oltre al Parco delle Quattro Fontane, il PALAV estende un vincolo, quale “Fortificazione – 18. Forte Quattro Fontane” anche all’ambito di intervento per la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema (vedi all. 6).
Nel sottosuolo, infatti,  insistono i resti di una fortificazione asburgica demolita negli anni 1934-36, che, benché sottoposta alle opportune indagini archeologiche, viene sacrificata dai lavori. Nei primi giorni del novembre 2008 è visibile la demolizione della volta in mattoni del tunnel ottocentesco che dal Casinò va verso la spiaggia (“Il Gazzettino” del 9.1.2009 – all. 12).
Anche in questo caso è, a nostro avviso,  ravvisabile una violazione del PALAV.

Il 12 marzo 2009, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, il dott. Vincenzo Spaziante (Protezione Civile) viene nominato Commissario Delegato per la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi di Venezia, succedendo all’ing. Antonio Maffey, con poteri e modalità d’intervento definite con successiva ordinanza del 30 aprile 2009.
Il 15 luglio 2009 l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri stabilisce che il Commissario Delegato assuma le iniziative e adotti i provvedimenti occorrenti per la realizzazione di ogni altro intervento al Lido di Venezia, collegato e/o connesso con la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, previa approvazione di apposita Conferenza dei Servizi.

Il 28 luglio 2009 viene pubblicato il bando per la dichiarazione d’interesse dell’acquisto dell’ex Ospedale al Mare a firma del Commissario Spaziante (all. 13).

Nel dicembre 2009 il Comune vende l’ex Ospedale al Mare (unica offerta giunta) ad una cordata guidata dall’Est Capital SGR SpA di Padova, che comprende le imprese Mantovani, Condotte e Grandi lavori Fincodit (queste ultime tre impegnate a Venezia anche nella realizzazione del Mose), che intende realizzare nell’area un complesso residenziale e alberghiero.
Secondo un dettato della Ragioneria dello Stato del febbraio 2009, i fondi provenienti delle alienazioni immobiliari non possono essere utilizzati dai Comuni in deroga al cosiddetto Patto di Stabilità e quindi il Comune non potrebbe impiegare il ricavato per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema.
Parte delle strutture ospedaliere messe in vendita sono, inoltre, frutto di donazioni  private e pubbliche, quindi non alienabili per scopi diversi da quelli sanitari (vedi esposto alla Corte dei Conti su-citato -  all. 1 e vedi richiesta  del 17.12.2008 della prof.ssa Elena Vanzan Marchini di reintegrazione del Padiglione Cassa di Risparmio dell’Ospedale al Mare nel patrimonio degli azionisti per inadempienza al vincolo morale nella destinazione d’uso – all. 14 ).
Nella vendita, infine, è compresa anche la strada pubblica di scorrimento interno, porzione della strada vicinale San Nicolò-Alberoni (fg. 24, part. 306), che collegava i rispettivi forti e che a suo tempo è stata ceduta dal Demanio Militare in uso al Comune di Venezia col vincolo dell'inalienabilità.

Secondo notizia di stampa, inoltre, la società aggiudicante Est Capital presenta in maniera anomala una busta chiusa contenente ulteriori proposte d’intervento, tra cui il progetto di abbattimento del Padiglione Rossi (Monoblocco), il solo edificio rimasto a destinazione ospedaliera, in cui sono stati accorpati i servizi sanitari essenziali, con una riorganizzazione degli spazi che ha comportato notevoli costi.
Tale proposta contravviene sia al Protocollo d’Intesa, sia ai pronunciamenti delle istituzioni competenti (Consiglio Comunale e Municipalità) e sia alla volontà più volte espressa dagli abitanti.
Il previsto spostamento in una nuova costruzione da realizzarsi nell’ambito dell’Istituto di Cura San Camillo agli Alberoni (su cui il Direttore Generale dell’ASL 12 Padoan ha già manifestato, tramite stampa, il suo assenso) costituirebbe, a nostro avviso, uno spreco di denaro pubblico, oltre ad un ulteriore consumo di suolo e ad una più difficile accessibilità.

Si apprende dalla stampa che il progetto edilizio in variante (a fini d’uso privato)  per l’ex Ospedale al Mare, approvato sempre nell’ambito dei poteri straordinari del Commissario con il sostanziale esautoramento del competente Assessorato all’Urbanistica, comporta un pesante impatto come densità edificatoria, con notevole aumento della cubatura esistente e della volumetria di alcuni padiglioni fronte mare e con la costruzione di alcuni edifici-torri nel vicino Parco della Favorita, in cui è situato un edificio ottocentesco che verrebbe demolito (all. 15).
Ciò contravviene con le prescrizioni date dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna (all. 16) e con il vincolo stesso apposto agli edifici.

Sempre dalla stampa (“Il Gazzettino” del 3.1.2010 – all. 17) si apprende che l’Est Capital ha versato, per l’acquisto dell’Ospedale al Mare,  al Comune di Venezia solo 16 milioni di euro,mentre il bando di gara prevedeva il versamento entro la fine del 2009 dell’importo di 40,5 milioni di euro.

Il 10 dicembre 2009 la Conferenza dei Servizi  approva i progetti definitivi (quelli preliminari erano stati precedentemente approvati in settembre) riguardanti l’Hotel Des Bains (con parziale cambio d’uso a destinazione residenziale), l’Hotel Excelsior e relative spiagge, il Lungomare Marconi e D’Annunzio, l’edificio denominato Staff House ed il Forte di Malamocco.
Il soggetto promotore degli interventi è sempre la Est Capital, la stessa società che ha acquistato l’ex Ospedale al Mare e gli immobili su-indicati (tranne i due pubblici Lungomari), oltre che un pacchetto di 11 immobili venduti dal Comune nel centro storico di Venezia.

Apprendiamo in questi giorni dalla stampa che oggetto di approvazione nelle prossime Conferenze dei Servizi sarà anche il progetto riguardante il Parco delle Rose, di proprietà privata e soggetto a vincolo da parte della Soprintendenza, su cui verranno costruite abitazioni, negozi e garage sotterranei, in cambio dei lavori di manutenzione dell’edificio di proprietà comunale denominato Blue Moon, peraltro costruito da pochi anni con notevole esborso di fondi pubblici ma già con evidenti problemi.

Un ulteriore progetto che dovrà essere approvato sarà anche il cosiddetto Parco Urbano della Certosa, isola della Laguna di Venezia e quindi non ricadente al Lido e quindi al di fuori della competenza territoriale del Commissario.

Non può che preoccupare la scelta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con il Presidente della Regione del Veneto e con il Sindaco del Comune di Venezia, di allargare le competenze del Commissario Delegato, permettendo così di far ricadere nell’ambito dell’emergenza e dell’urgenza, proprie delle ordinanze di  Protezione Civile, interventi diversi da quello inizialmente previsto (nuovo Palazzo del Cinema).
In tali interventi che sono di soggetti privati, finalizzati al perseguimento di  interessi privati, anche se fatti passare come riqualificanti per l’isola, non si ravvisano  i caratteri d’urgenza e di emergenza che comportano lo scavalcamento di tutti gli organi di confronto democratico (Municipalità, Consiglio Comunale, ecc.), di controllo e di autorizzazione (Commissione per la Salvaguardia di Venezia).
Alcuni componenti di tale Commissione, tra cui il rappresentante del Ministero dell’Ambiente prof. Stefano Boato, hanno chiesto al Presidente delegato della Commissione ing. Casarin di voler attivare una verifica della correttezza giuridica dell’attività del Commissario e la legittimità dell’ordinanza del 15 settembre 2009 che modifica la Legge Speciale per Venezia (all. 18).

Esempio eclatante di questa opinabile procedura è l'approvazione di un progetto speculativo nel Forte di Malamocco, nonostante le varie proteste (tra cui quella di Italia Nostra nazionale e quella della Segreteria nazionale della UIL Beni Culturali), costruito intorno al 1847 dall’impero asburgico, sottoposto alle disposizioni della legge 1° giugno 1939 n. 1089, tutelato anche dal PALAV essendo compreso nell'elenco delle fortificazioni. Il complesso comprende alcuni antichi edifici e una recente costruzione (ex Elioterapico) divenuta successivamente un residence, chiuso da alcuni anni. Il progetto prevede una trentina di  villette con relativi garage (per un totale di più di 30.000 mc.), un albergo di 3/4 piani (per un totale di più di 20.000 mc.) e un centro benessere (all’interno di un antico edificio) con immancabile piscina, con la demolizione (questa senz’altro auspicata) dell’ex Elioterapico. Verrebbero occupati, complessivamente, oltre 20.000 mq di un sito tutelato sacrificando i depositi di munizioni, la casamatta, la vecchia cisterna, la cappella e probabilmente anche  numerose specie arboree di pregio paesaggistico  come olmi, lecci, gelsi bianchi e pioppi neri.
L'art. 32 delle Norme di Attuazione  del PALAV (Beni storico-culturali), cui è sottoposto il Forte, cita: “…sono consentiti esclusivamente interventi di manutenzione e restauro e devono essere mantenuti i caratteri significativi del contesto storico-paesistico… ”.
Il progetto è, pertanto, in palese contrasto con tale Piano e con il vincolo monumentale. L’incompatibilità di questo progetto con l’area in esame  si riscontra anche nella Relazione Generale della vigente Variante per il Lido del Piano Regolatore Generale del Comune di Venezia.  Al capitolo “aree dei forti militari”, infatti, si legge: “In questo quadro di usi distruttivi e mortificanti dei valori storici ed architettonici spicca il Forte di Malamocco, all'interno del quale la realizzazione di un insediamento turistico elitario (il residence di cui sopra) con fabbricati che per di più oltrepassano di molto il profilo della fortificazione e che quindi hanno un impatto visivo distruttivo per l'identità dell'area, va al di là di quanto immaginabile”.  L’albergo previsto nel progetto in questione supera di molto in altezza le vicine, antiche costruzioni alterando gravemente lo stato dei luoghi.
Un emendamento approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 21.7.1997, legato all'approvazione della Variante, ha eliminato la campitura di “complessi di riconversione e funzionale” apposta sul Forte di Malamocco “per errore materiale”, ribadendo con ciò la volontà di contrastare quegli “usi distruttivi e mortificanti” di cui parla la Relazione Generale e che ben si possono riferire al progetto.

Da ultimo, si fa presente che è pervenuta in forma anonima ad una delle nostre associazioni una nota (16 dicembre 2009) a firma del Dirigente Regionale Direzione Urbanistica della Regione Veneto in cui si evidenzia “…una non perfetta conformità al PALAV” dell’intervento sul Forte di Malamocco. Dalla stessa nota, si evince, inoltre, che la mancata adozione da parte del Comune di Venezia del PAT (Piano di Assetto del Territorio) comporta la necessità di dare applicazione alle Norme di cui alla Variante vigente (all. 19).

Abbiamo appreso recentemente dalla stampa che il Commissario Spaziante nel dicembre 2008 aveva nominato l’ing. Mauro Della Giovampaola in un ristretto Comitato tecnico di valutazione dei progetti esecutivi, nomina ora revocata a causa delle note vicende giudiziarie. Anche l’ing. Fabio De Santis e l’ing. Attilio Balducci (ugualmente arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze) hanno avuto un ruolo nella costruzione del nuovo Palazzo del Cinema. Pure il nome dell’ing. Antonio Maffey, predecessore del Commissario Spaziante, compare nelle varie intercettazioni telefoniche; al pari di quello dell’avv. Guido Cerruti che sembra aver avuto un ruolo di consulente (articolo de “La Nuova Venezia” del 12.2.2010 – all. 20). Mentre l’Impresa Intini Angelo, della cordata della SACAIM che ha vinto la gara per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, è nelle cronache legate a Tarantini
Si indica ciò ai soli fini conoscitivi, senza alcuna segnalazione di sorta in merito al loro operato.
Apprendiamo con sconcerto dalla stampa (“Il Gazzettino” del 6.3.2010 - all. 21) che è stata emanata proprio in questi giorni una nuova ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri relativa al proseguimento del cantiere del nuovo Palazzo del Cinema, che non rientra più nell’elenco delle opere coordinate dall’Unità di missione per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia. Rimarrà sotto l’egida della Protezione Civile.

Alla luce di quanto esposto il sottoscritto chiede a codeste Procure di verificare la legittimità dell’intera procedura utilizzata dal Comune di Venezia per reperire la parziale copertura finanziaria necessaria alla costruzione del nuovo Palazzo del Cinema. In particolare:
1. l’acquisto da parte del Comune dell’ex Ospedale al Mare con fondi della legge speciale;
2. l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo Palazzo del Cinema senza completa copertura finanziaria;
3. la dichiarazione di pubblico interesse prima della gara d’asta che ha consentito  ai candidati di conoscersi dando loro la possibilità di fare cartello (vedasi articolo su “Il Gazzettino” del 10.3.2010 su-citato – all. 9), cosa che, se verificatasi, avrebbe danneggiato  la Pubblica Amministrazione, esclusa  dalla trattativa;  
4. il ricorso ad un Commissario Straordinario per la costruzione del Palazzo del Cinema, derogando dalle leggi che tutelano il patrimonio ambientale e storico nell’area della sua edificazione;
5. l’abbattimento della pineta storica, del filare di lecci lato mare, di diverse alberature nel Parco delle Quattro Fontane e dell’improprio utilizzo dello stesso quale area di cantiere;
6. la distruzione dei resti del forte ottocentesco del piazzale Casinò;
7. l’alienazione, per scopi diversi da quelli sanitari, di strutture ospedaliere frutto di donazioni pubbliche e private;
8. l’alienazione della strada demaniale interna all’Ospedale al Mare e il superamento dei vincoli, anche quello cimiteriale che esisteva di m. 200 dal confine del Cimitero.

Si chiede, inoltre, di valutare la legittimità dell’estensione dei poteri del commissario Delegato a progetti privati (Hotel Des Bains, Excelsior, Forte di Malamocco, ecc.),  che non rivestono carattere né di urgenza né di eccezionalità ed evitano tutte le autorizzazioni di rito, compresa quella della Commissione per la Salvaguardia di Venezia e dell’approvazione del progetto riguardante l’area del Forte di Malamocco;

Il sottoscritto, come pure i rappresentanti delle associazioni in premessa indicate, sono disponibili ad essere sentiti quali persone informate sui fatti e a fornire ogni ulteriore informazione e delucidazione su quanto sopra esposto.
Il sottoscritto chiede inoltre di procedere nei confronti dei responsabili qualora detti fatti configurino ipotesi di reato e di essere informato ai sensi dell’art. 408 del C.P.P. dell’eventuale richiesta di archiviazione.

Venezia,